Una storia vera che ha ispirato il FILM.


Circa trecento anni fa la thailandia si trovò ad affrontare l’ultimo grande tentativo d’invasione da parte della vicina Birmania. L’esercito birmano era forte, ben equipaggiato e motivato, marciava deciso sul suolo siamese mirando alla conquista della vecchia capitale Ayutthia retta all’epoca dal debole Re Ekkathat. 
I birmani speravano che una volta impossessatisi della capitale e dopo aver ucciso il re, i thailandesi, ormai privi di guida, si sarebbero arresi ad i nuovi padroni consegnando terre ed averi senza più opporre resistenza. 
Durante la loro marcia di conquista gli invasori razziavano e saccheggiavano ogni villaggio, le deboli sacche di resistenza formate per lo più da partigiani e gruppi di guerrieri isolati non potevano impensierirli, avanzavano lasciando dietro al loro passaggio solo terra bruciata, morte e disperazione. I soldati thai ed i pochi superstiti delle scorrerie birmane cercarono rifugio in un piccolo villaggio situato in un importante snodo strategico fondamentale per raggiungere Ayutthia; il villaggio di Bangrajarn.

 

Bangrajarn , non era un villaggio di guerrieri, ma di contadini, tutti avevano profonde conoscenze marziali (all’epoca essere abili combattenti faceva la differenza tra la vita e la morte) ma pochi di loro avevano fatto del combattimento la propria ragione di v

Il giorno prima dell’assedio i thai, consapevoli dell’abbandono del loro re raccolsero le armi e le armature dei nemici uccisi e le fusero in uno stampo di creta costruendosi un cannone artigianale.
I monaci all’interno del villaggio dispensarono una sorta di estrema unzione rassicurando i guerrieri che nell’aldilà avrebbero avuto una vita felice e migliore, le madri strinsero un ultima volta i loro figli, e nella calma raggelante che precede le battaglie, si prepararono tutti a morire.


Quando si aprirono le ostilità il fragore della battaglia esplose squarciando il cielo, i cannoni aprirono il fuoco ed i morti, da entrambe le parti, cominciarono a cadere. I thai all’inizio presero di sorpresa i loro avversari grazie al cannone che avevano costruito, sfortunatamente , una crepa all’interno della canna danneggio l’arma che esplose dopo aver sparato solo pochi colpi, privando il villaggio della loro unica arma da fuoco.
A quel punto, solo poche alternative restavano ai ribelli, suicidarsi, aspettare la morte dentro alle loro case stringendo i propri cari o affrontare il loro nemico; per guerrieri come loro la scelta fu ovvia; tutti coloro che potevano impugnare una spada si armarono e con un urlo terrificante, aprirono le porte del villaggio lanciandosi in un ultimo attacco suicida contro l’esercito invasore.


Tutti gli abitanti di Bangrajarn perirono nella battaglia, ma prima di lasciare questo mondo inflissero perdite così gravi all’esercito birmano da costringerlo a sospendere l’avanzata verso Ayutthia fermando almeno momentaneamente l’invasione della propria nazione e dando tempo agli altri villaggi di aggregarsi e formare una massiccia resistenza.
Si dice che l’ultimo a cadere sia stato proprio il maestro di spade, i racconti narrano di come da solo, ferito e con diverse frecce piantate nel corpo abbia continuato a combattere mulinando le sue micidiali lame fino alla fine, quando l’ennesima salva di frecce lo colpì arrestando per sempre il battito del suo cuore.
Oggi in thailandia la storia del villaggio di Bangrajarn, il villaggio dei guerrieri come è stato ribattezzato, viene narrata come esempio di coraggio e supremo sacrificio, ed in molti paesi si ergono statue a perenne memoria degli eroi caduti lottando sul campo di battaglia.
ita, furono le circostanze a trasformarli in eroi leggendari.
I Birmani sottovalutando la forza e la tenacia dei combattenti thai sferrarono il primo attacco e tra l’incredulità dei generali presenti furono respinti in maniera violenta.
Durante questo primo assalto l’anziano capo villaggio morì trafitto da una lancia, ed il suo posto venne preso dall’unico uomo che gli abitanti identificavano come un leader “Il maestro di spade”.
Abilissimo combattente di krabi krabong l’uomo era temuto ed ammirato per la sua straordinaria bravura nel duello armato ed in special modo per la sua abilità nel maneggiare la doppia sciabola Daab.
Il maestro, aiutato da un manipolo di guerrieri , fece rinforzare le palizzate erette a difesa intorno al villaggio ben conscio del fatto che la sconfitta che avevano inflitto all’esercito invasore non sarebbe stata ignorata dal re Birmano il quale avrebbe sicuramente cercato di recuperare prestigio distruggendo il villaggio ed uccidendoli tutti.


I Birmani non si fecero attendere e ritornarono all’attacco ancora più numerosi e decisi pronti a lavare l’onta della sconfitta subita nel sangue;non avevano però fatto i conti con l’innata forza di volontà del popolo thai.
Ancora una volta il piccolo villaggio di Bangrajarn non si piegò di fronte all’attacco dell’esercito birmano, lo respinse procurando gravissime perdite tra le fila degli invasori. Per 8 volte il villaggio resistette agli attacchi dei birmani armati di moschetti e cannoni, facendo affidamento solo sulle proprie capacità marziali e sull’abilità dei propri guerrieri nell’uso della spada. La situazione era insostenibile, il re birmano aveva ormai perso la faccia visto che il suo grandioso esercito con cui sognava di sottomettere l’Asia era stato fermato da un’ insignificante villaggio di contadini, ordinò a tutte le truppe di converge su Bangrajarn per sferrare un ultimo devastante attacco e cancellare definitivamente i ribelli (le cui azioni avevano acceso fuochi di ribellione anche in zone già conquistate).


Il capo villaggio invio un messo al re Ekkathat con l’intento di spiegare la situazione e di chiedere l’invio di uomini e mezzi. Il re, più interessato alle donne e alle ricchezze che alla salute del suo popolo si dimostro indifferente e negò il suo appoggio , il messo supplicò allora il reggente perché inviasse almeno moschetti e cannoni, ma Ekkathat ancora una svolta rispose sdegnato con un rifiuto congedando il messo. Solo una manciata di soldati visto l’accaduto, disertò unendosi ad i contadini per accompagnarli in quello che ormai appariva come un tragico ed inevitabile destino.

I birmani cinsero d’assedio il villaggio, e informarono gli abitanti che non solo Bangrajarn sarebbe caduta, ma tutti loro sarebbero stati trucidati, uomini,donne,vecchi,bambini e persino gli animali, avrebbero dato alle fiamme le case ed i corpi e sulle ceneri avrebbero sparso del sale perché nemmeno l’erba potesse ricrescere in quel posto maledetto.

 

Il giorno prima dell’assedio i thai, consapevoli dell’abbandono del loro re raccolsero le armi e le armature dei nemici uccisi e le fusero in uno stampo di creta costruendosi un cannone artigianale.
I monaci all’interno del villaggio dispensarono una sorta di estrema unzione rassicurando i guerrieri che nell’aldilà avrebbero avuto una vita felice e migliore, le madri strinsero un ultima volta i loro figli, e nella calma raggelante che precede le battaglie, si prepararono tutti a morire.


Quando si aprirono le ostilità il fragore della battaglia esplose squarciando il cielo, i cannoni aprirono il fuoco ed i morti, da entrambe le parti, cominciarono a cadere. I thai all’inizio presero di sorpresa i loro avversari grazie al cannone che avevano costruito, sfortunatamente , una crepa all’interno della canna danneggio l’arma che esplose dopo aver sparato solo pochi colpi, privando il villaggio della loro unica arma da fuoco.
A quel punto, solo poche alternative restavano ai ribelli, suicidarsi, aspettare la morte dentro alle loro case stringendo i propri cari o affrontare il loro nemico; per guerrieri come loro la scelta fu ovvia; tutti coloro che potevano impugnare una spada si armarono e con un urlo terrificante, aprirono le porte del villaggio lanciandosi in un ultimo attacco suicida contro l’esercito invasore.


Tutti gli abitanti di Bangrajarn perirono nella battaglia, ma prima di lasciare questo mondo inflissero perdite così gravi all’esercito birmano da costringerlo a sospendere l’avanzata verso Ayutthia fermando almeno momentaneamente l’invasione della propria nazione e dando tempo agli altri villaggi di aggregarsi e formare una massiccia resistenza.
Si dice che l’ultimo a cadere sia stato proprio il maestro di spade, i racconti narrano di come da solo, ferito e con diverse frecce piantate nel corpo abbia continuato a combattere mulinando le sue micidiali lame fino alla fine, quando l’ennesima salva di frecce lo colpì arrestando per sempre il battito del suo cuore.
Oggi in thailandia la storia del villaggio di Bangrajarn, il villaggio dei guerrieri come è stato ribattezzato, viene narrata come esempio di coraggio e supremo sacrificio, ed in molti paesi si ergono statue a perenne memoria degli eroi caduti lottando sul campo di battaglia.

Bangrajarn , non era un villaggio di guerrieri, ma di contadini, tutti avevano profonde conoscenze marziali (all’epoca essere abili combattenti faceva la differenza tra la vita e la morte) ma pochi di loro avevano fatto del combattimento la propria ragione di v

Il giorno prima dell’assedio i thai, consapevoli dell’abbandono del loro re raccolsero le armi e le armature dei nemici uccisi e le fusero in uno stampo di creta costruendosi un cannone artigianale. 
I monaci all’interno del villaggio dispensarono una sorta di estrema unzione rassicurando i guerrieri che nell’aldilà avrebbero avuto una vita felice e migliore, le madri strinsero un ultima volta i loro figli, e nella calma raggelante che precede le battaglie, si prepararono tutti a morire.


Quando si aprirono le ostilità il fragore della battaglia esplose squarciando il cielo, i cannoni aprirono il fuoco ed i morti, da entrambe le parti, cominciarono a cadere. I thai all’inizio presero di sorpresa i loro avversari grazie al cannone che avevano costruito, sfortunatamente , una crepa all’interno della canna danneggio l’arma che esplose dopo aver sparato solo pochi colpi, privando il villaggio della loro unica arma da fuoco. 
A quel punto, solo poche alternative restavano ai ribelli, suicidarsi, aspettare la morte dentro alle loro case stringendo i propri cari o affrontare il loro nemico; per guerrieri come loro la scelta fu ovvia; tutti coloro che potevano impugnare una spada si armarono e con un urlo terrificante, aprirono le porte del villaggio lanciandosi in un ultimo attacco suicida contro l’esercito invasore.


Tutti gli abitanti di Bangrajarn perirono nella battaglia, ma prima di lasciare questo mondo inflissero perdite così gravi all’esercito birmano da costringerlo a sospendere l’avanzata verso Ayutthia fermando almeno momentaneamente l’invasione della propria nazione e dando tempo agli altri villaggi di aggregarsi e formare una massiccia resistenza. 
Si dice che l’ultimo a cadere sia stato proprio il maestro di spade, i racconti narrano di come da solo, ferito e con diverse frecce piantate nel corpo abbia continuato a combattere mulinando le sue micidiali lame fino alla fine, quando l’ennesima salva di frecce lo colpì arrestando per sempre il battito del suo cuore. 
Oggi in thailandia la storia del villaggio di Bangrajarn, il villaggio dei guerrieri come è stato ribattezzato, viene narrata come esempio di coraggio e supremo sacrificio, ed in molti paesi si ergono statue a perenne memoria degli eroi caduti lottando sul campo di battaglia.

ita, furono le circostanze a trasformarli in eroi leggendari. 
I Birmani sottovalutando la forza e la tenacia dei combattenti thai sferrarono il primo attacco e tra l’incredulità dei generali presenti furono respinti in maniera violenta. 
Durante questo primo assalto l’anziano capo villaggio morì trafitto da una lancia, ed il suo posto venne preso dall’unico uomo che gli abitanti identificavano come un leader “Il maestro di spade”. 
Abilissimo combattente di krabi krabong l’uomo era temuto ed ammirato per la sua straordinaria bravura nel duello armato ed in special modo per la sua abilità nel maneggiare la doppia sciabola Daab. 
Il maestro, aiutato da un manipolo di guerrieri , fece rinforzare le palizzate erette a difesa intorno al villaggio ben conscio del fatto che la sconfitta che avevano inflitto all’esercito invasore non sarebbe stata ignorata dal re Birmano il quale avrebbe sicuramente cercato di recuperare prestigio distruggendo il villaggio ed uccidendoli tutti.


I Birmani non si fecero attendere e ritornarono all’attacco ancora più numerosi e decisi pronti a lavare l’onta della sconfitta subita nel sangue;non avevano però fatto i conti con l’innata forza di volontà del popolo thai. 
Ancora una volta il piccolo villaggio di Bangrajarn non si piegò di fronte all’attacco dell’esercito birmano, lo respinse procurando gravissime perdite tra le fila degli invasori. Per 8 volte il villaggio resistette agli attacchi dei birmani armati di moschetti e cannoni, facendo affidamento solo sulle proprie capacità marziali e sull’abilità dei propri guerrieri nell’uso della spada. La situazione era insostenibile, il re birmano aveva ormai perso la faccia visto che il suo grandioso esercito con cui sognava di sottomettere l’Asia era stato fermato da un’ insignificante villaggio di contadini, ordinò a tutte le truppe di converge su Bangrajarn per sferrare un ultimo devastante attacco e cancellare definitivamente i ribelli (le cui azioni avevano acceso fuochi di ribellione anche in zone già conquistate).


Il capo villaggio invio un messo al re Ekkathat con l’intento di spiegare la situazione e di chiedere l’invio di uomini e mezzi. Il re, più interessato alle donne e alle ricchezze che alla salute del suo popolo si dimostro indifferente e negò il suo appoggio , il messo supplicò allora il reggente perché inviasse almeno moschetti e cannoni, ma Ekkathat ancora una svolta rispose sdegnato con un rifiuto congedando il messo. Solo una manciata di soldati visto l’accaduto, disertò unendosi ad i contadini per accompagnarli in quello che ormai appariva come un tragico ed inevitabile destino. 

I birmani cinsero d’assedio il villaggio, e informarono gli abitanti che non solo Bangrajarn sarebbe caduta, ma tutti loro sarebbero stati trucidati, uomini,donne,vecchi,bambini e persino gli animali, avrebbero dato alle fiamme le case ed i corpi e sulle ceneri avrebbero sparso del sale perché nemmeno l’erba potesse ricrescere in quel posto maledetto.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 24 Maggio 2010 02:43)